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IL TRENO

Arriva, arriva.
Intorno la massicciata vibra,
le spighe di granturco nel campo ondeggiano,
la terra adiacente si scuote,
le galline nell’aia si fermano impaurite,
l’uomo nella piccola stazione si mette il cappello
e si prepara a vederlo sfilare.

E’ già comparso all’orizzonte,
tonnellate di ferro e milioni di persone,
il grande treno vola sulle rotaie,
forte e sicuro, bello e terribile,
imbocca il binario e passa sfrecciante,
l’uomo nella stazione è già una macchia grigia,
in un istante il treno è via,
si rituffa nella campagna verde,
una piantagione di meli sulla sinistra
e un campo arato dall’altro lato,
lui rincorre il serpentone di ghiaia bianca,
e al suo interno si intrecciano storie fugaci di esseri umani,
persone che oggi incrociano lo sguardo
e che domani saranno nemmeno un ricordo,
perse nel ritmo serrato della propria vita,
e che per pochi momenti, ore,
sono sedute a fianco,
scambiandosi sguardi, parole, sensazioni,
rapide come il vento, mutevoli come l’uomo,
e il grande treno va’,
fuori dal finestrino scorrono i pali della luce
e si intravede appena il fumo uscente dal camino di un casolare;
in pianura incrocia un fratello,
lanciato verso di lui sul binario opposto;
un brivido, un rumore, un lampo,
altre storie che si incrociano e vanno,
a grande velocità verso il futuro,
chissà quale, chissà come;
ora arriva la lunga galleria,
il tunnel nero che fa paura,
si accendono le luci interne,
si legge ancora,
ma più d’uno ha il cuore in gola,
il mostro scuro inghiotte tutto
e sembra che manchi il respiro,
poi per fortuna torna la luce naturale,
prima appena abbozzata, poi forte ed accecante,
e il grande treno torna a volare verso la meta,
sicuro come una sensazione,
bello come un dipinto ad acquarello,
forte come un orso nella boscaglia;
in alto i monti hanno le vette imbiancate,
un po’ di nebbia ne avvolge le cime,
ma lui corre deciso verso la stazione,
la città s’avvicina, compaiono le prime case,
le strade gli corrono vicine,
un’automobile lo sfida per alcuni metri, poi rinuncia,
al passaggio a livello alcuni ragazzi in strada fanno ciao al vuoto,
mentre da dentro qualcuno ruba con lo sguardo
attimi di vita da un palazzo attiguo;
l’arrivo è vicino,
la grande stazione si erge di lontano,
i viaggiatori si preparano a scendere,
per pochi è un arrivederci,
per molti altri solo un addio;
il treno passa sotto un tunnel stradale,
dall’alto un bambino lo vede fuggire,
e con la mano stretta in quella della mamma
si sporge un poco per vederlo transitare,
e si commuove e sogna,
vedendo dall’alto il tetto dei vagoni,
e pensa a dove andranno,
imparando dolcemente
che dove lo sguardo finisce
inizia il pensiero
e quello lo porterà lontano,
come un treno,
verso l’infinito.