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IL RANOCCHIO
Salta un ranocchio lì nel cortile,
l’acqua non trova, nemmeno la mamma,
è solo e un po’ triste, animaletto sperduto,
e intorno c’è il mondo, che non è il suo, è quello degli uomini.
Cerca saltando, ogni tanto fa quack,
ma non trova la strada di casa,
solo costruzioni ed umani,
tra forti rumori e aria cattiva.
Ma dov’è il suo mondo incantato,
lo stagno verde e dorato,
le piante ed i pesci,
e l’acqua che dolcemente si muove?
E i parenti, gli amici e fratelli,
i piccoli girini tutti scatti e simpatia,
mondo amato ora scomparso,
dov’è finito adesso?
La strada poi gli fa paura,
un’autovettura quasi lo investe,
quack quack strilla saltando il piccolo ranocchio,
e dice - ridatemi lo stagno, il verde e tutto –
Ma nessuno gli risponde davvero,
il giorno avanza e il buio della sera si avvicina.
Ha sempre più timore, il piccolo ranocchio,
e salta più forte, verso un bosco di pini.
Vi entra timoroso, è quasi notte,
e non sa più dove andare.
Alza a quel punto uno sguardo al cielo,
e per fortuna c’è già la luna.
Ha una luce forte e potente
Che già rischiara il tutto e, finalmente, quack quack,
la vede, vede l’acqua di uno stagno brillare.
Allora si avvicina col cuore in gola,
e scorge il canneto, e tutto splende.
Poi sente finalmente una voce, anzi tante voci,
che tutte insieme, quack quack,
lo salutano e ringraziano la luna.
Il ranocchietto fa un ultimo salto ed entra in acqua,
accarezza le piante e saluta gli amici pesci.
Poi sale sulla grossa foglia e sbattendo le palpebre ,
fa un ultimo quack alla luna, e poi, finalmente, va a dormire.
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