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Poldo 3, il mare
La Pensione Violetta funzionava alla grande; era sempre piena di canguri delle varie specie, e i commenti entusiastici che gli ospiti rilasciavano dopo esservi stati finivano per diffondersi e procurare, di fatto, sempre nuovi clienti. Poldo e Rosa erano contenti, gli affari andavano sempre meglio, e nella comunità cangura i loro nomi erano divenuti celebri, sinonimo di qualità ed efficienza. Però i canguri sono anche animali curiosi, e lo spirito nomade e la voglia di conoscere il mondo, a lungo andare, soprattutto su Poldo, ebbero il sopravvento. E un bel giorno, dopo aver serenamente parlato tra loro, e aver trovato l'accordo anche su tutti i dettagli pratici, decisero che la conduzione della Pensione Violetta, per il futuro, sarebbe stata della sola Rosa, mentre Poldo avrebbe potuto iniziare il suo viaggio nel mondo. Il saluto tra i due canguri fu cordiale ed affettuoso, entrambi con quell'esperienza comune erano cresciuti e diventati più forti; il mondo ora faceva meno paura, anzi era venuto il tempo di gustarne, serenamente, le tante cose belle presenti nel mondo stesso.
Poldo, con lo zainetto e due robuste e saltellanti scarpe da trekking, imboccò il largo viale che dalla grotta portava al deserto, prima meta da raggiungere, per poi intraprendere il viaggio, lungo e faticoso, che lo avrebbe condotto alla vera meta tanto desiderata: il mare.

Già, il mare. Poldo era irresistibilmente attratto da quella parola, che, anche se ancora non lo aveva mai visto, gli evocava immagini fantastiche ed attraenti. Poldo immaginava il mare somigliante al cielo (questo si, lo conosceva bene), con i colori cangianti, dall'azzurro chiaro al blu più scuro, dove le nuvole erano sostituite dalle onde, bianche pure queste ed in continuo movimento, così come sono in movimento le nuvole quando le sospinge il vento, come pecorelle al pascolo in una immensa distesa d'erba.

L'immaginazione di Poldo si mescolava alla realtà descritta da chi gli aveva raccontato il mare, e Poldo saltellava sempre più veloce verso la sua meta; d'altronde possiamo capirlo: il mare lo si può anche raccontare, ma poi occorre viverlo, vederlo, respirare il suo profumo, condurre lo sguardo verso il suo infinito, accarezzarlo e stringerlo nelle mani, tenero ed impalpabile com'è, appunto, solo il mare.
E per la strada Poldo incontrò altri compagni di viaggi, animali che come lui, si muovevano per raggiungere il mare.

Alcuni erano uccelli, tortore ma anche altre specie, che volavano a mezza altezza, e che dall'alto e nella limpidezza del cielo azzurro sicuramente già lo vedevano in lontananza. Il loro avanzare nel cielo era dolce e pieno d'armonia, i piccoli corpi allungati disegnavano armonie gradevoli; ogni tanto il suono delle loro voci interrompeva il silenzio di quei luoghi, e Poldo si sentiva felice, il cuore contento e l'animo sereno.

Ma vi erano anche altri animali che, come Poldo, avanzavano via terra, seppure utilizzando tecniche diverse dalle sue. Poldo incontrò Giovanni il koala, simpatico e cordiale e l'echidna Sara, più timida e riservata, e con loro percorse un breve tratto di strada.

E finalmente ecco, in fondo in fondo, comparire all'orizzonte un punto blu, che mentre Poldo avanzava, s'ingrandiva sempre di più.
All'improvviso Poldo percepì l'odore, quell'odore salmastro fatto di buono, che anche se le sue narici non lo avevano mai sentito prima, ora lo accoglievano con grande piacere.

E da lontano Poldo vide il bordo del mare, con la sabbia chiara che finiva dentro un'enorme massa d'acqua, dal colore leggermente più scuro del cielo, ma altrettanto bello. Il mare era lì, grande ed imponente, e già intorno Poldo scorse atri animali mai visti prima, dalle simpatiche otarie che entravano e uscivano dall'acqua, ai buffi ma dolci pinguini, che sembravano dei signori ben vestiti, messi lì apposta per controllare il buon funzionamento della natura.

Poldo finalmente arrivò vicino, vicinissimo all'acqua multicolore; e all'interno vide, per la prima volta, altre fantastiche creature, chiamate pesci, dalle forme e dai colori diversi, che saettavano velocemente rincorrendosi in svariate direzioni.

Il mare era lì, ai piedi di Poldo; o forse era vero il contrario chissà; il mare era pieno di vita, e Poldo si sentì felice, quasi commosso da tanta magnifica grandezza
E così rimase, per vari minuti, fermo, ad ammirare il mare e tutto quel mondo fantastico: l'universo, un universo di colori, suoni, odori e vita, vivo come non mai, più bello di ogni possibile immaginazione.

Allora Poldo tolse le scarpe da trekking, indossò un costumino colorato, e lentamente, senza nemmeno saltellare, entrò in acqua, che calda e pulita, lo avvolse piacevolmente.

Non sappiamo se Poldo divenne il primo canguro nuotatore, o se fu semplicemente uno dei tanti canguri attratti dal mare.

Certo il suo bagno fu lunghissimo, talmente lungo che arrivò fino... fino alla prossima storia!
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