
|
 |
 |
|
|
Poldo 2, la violetta
Poldo aveva deciso; avrebbe accontentato Mamma Cangura, lasciando definitivamente l'accogliente marsupio materno, per andare ad abitare altrove, in una confortevole grotta su misura o chissà dove.
Comunque sarebbe andato via per iniziare una vita da solo, la vita di un canguro adulto.
La decisione era presa, e Poldo non sarebbe certo tornato indietro dalla stessa; il problema però era un altro. Come riuscire a mettere in pratica il suo intendimento?
Poldo cerca casa, si raccontavano gli altri animali del deserto dell'Australia.
Come possiamo aiutarlo? - dicevano Sara e Lino -, la bella coppia di draghi barbuti del deserto, i rettili più simpatici del vicinato.
Potremmo chiedere aiuto ai cugini di città - disse l'ornitorinco Osvalda -, buffa e ciondolante, con la sua pelliccia e le zampe palmate.
Non se ne parla proprio - sentenziò Nicodemo, il koala tutto cuore amico di Mamma Cangura - , Poldo è uno dei nostri, e deve rimanere a vivere da queste parti. Abbiamo passato già molto tempo insieme, è una piacevole compagnia, sa ascoltare e raccontare favole; è un animale giusto, insomma. Quelli di città non lo capirebbero mai, e nemmeno lui capirebbe loro.
Va bene, niente città - disse Amalia, l'echidna più bella del vicinato -. Sparpagliamoci, giriamo qua e là, qualcosa di adatto troveremo.
|
|
|
E così gli animali d'Australia girarono, girarono tantissimo, per garantire a Poldo una sistemazione accogliente.
Nel frattempo passavano i giorni, e nulla succedeva. Poldo aspettava di trovare la forza per decidere, e conseguentemente di andarsene; anche Mamma Cangura era indecisa sul da farsi, ma Poldo cresceva, e il marsupio materno cominciava a diventargli veramente troppo stretto. Occorreva trovare una soluzione, al più presto.
E come in tutte le più belle favole, la soluzione arrivò all'improvviso, e fu proprio lei, a cercare Poldo.
La soluzione aveva nome Rosa, un marsupiale di una famiglia parente, una bella cangura grigia orientale, di qualche mese più grande di lui.
Rosa aveva vissuto un storia simile a quella di Poldo, e quando la sua Mamma Cangura, di nome Artemia, le aveva detto di trovarsi casa, era riuscita, in breve tempo, a trovarne una tutta per sè.
|
|
|
Era una bellissima grotta, lasciata libera da taluni canguri emigranti, situata in una zona adiacente. Lei c'era finita dentro quasi per caso, inseguendo una scia di foglie profumate, dal tenero odore di violetta. All'improvviso aveva scorto l'entrata, che sembrava fatta apposta per le sua taglia.
Anche l'interno era accogliente, l'arredamento forse un po' scarno, ma nell'area c'era sempre quel meraviglioso odore di violette, che crescevano rigogliose lungo le pareti della grotta stessa.
Che casa, che posto. Rosa salutò Artemia, prese le sue poche cose, e prontamente vi si trasferì. Ma non erano proprio tutte rose e fiori (anzi violette) quelle che rilucevano e la cangurina, già la prima notte, nonostante le nuove comodità, iniziò ad avvertire un certo senso di insoddisfazione, un qualcosa di indefinibile che non la faceva sentire veramente bene. Abituata com'era al marsupio materno per la prima volta avvertì qualcosa di strano, un' inquietudine, un piccolo malessere; non proprio una vera paura, piuttosto...
|
|
|
Eh sì, era proprio solitudine; Rosa, per la prima volta, aveva colto il piccolo grande peso della solitudine.
E quando Strillotto, l'uccello-lira incaricato dagli animali amici di Poldo di trovare, vedendola magari dall'alto, qualche buona sistemazione, vide la grotta, e poi Rosa, le raccontò la situazione di Poldo.
E fu così che Rosa cercò Poldo; i due dopo mezz'ora erano già amici, si raccontarono della propria vita, parlarono del presente... e del futuro.
La grotta poi era grande il giusto, vi era posto per entrambi. La soluzione fu automatica, e anche Poldo vi si trasferì.
Oggi quella grotta c'è ancora, è stata anche abbellita notevolmente.
Sono stati fatti grandi lavori, e realizzate altre camere.
E tanti canguri del deserto, quando non sanno dove andare o si sentono soli, o hanno paura, hanno sempre la soluzione pronta.
La pensione "Violetta" è sempre lì, li aspetta a braccia aperte, e se anche non è possibile pagare l'ospitalità con una bacca o un frutto, non c'è problema; Rosa e Poldo li accoglieranno lo stesso, senza esitare, sempre con amore!
|
|
|
|
|
|
|