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Lecce e il Salento
Alle scolaresche sarà proposto un itinerario tra i principali monumenti della città di Lecce: il Duomo di Lecce che risale al XII secolo, il Castello Carlo V, il Palazzo dei Celestini e il Palazzo Adorno. Gli studenti saranno introdotti alla conoscenza della pietra leccese che ha reso nota l'architettura barocca salentina. Ma la visita non termina qui: le scuole, oltre le bellezze artistico-culturali di Lecce, potranno visitare il Salento,che comprende una varietà di luoghi che vanno dal mare alle campagne: dalle splendide coste, alle sterminate distese dell'entroterra.

Trenitalia, in collaborazione con la Provincia di Lecce, presenta alcuni itinerari consigliati nella provincia leccese, ricca di testimonianze storiche ed artistiche, che meritano una visita. Alle comitive scolastiche, che attesteranno di aver viaggiato in treno per raggiungere la città di Lecce, la Provincia di Lecce offre alcuni servizi gratuiti da definire secondo la specificità della visita scolastica e dell'itinerario prescelto.
Gli itinerari che le scolaresche potranno seguire nella loro escursione nel Salento possono riguardare le innumerevoli bellezze turistico-culturali del territorio, tra cui: Chiese, cattedrali, cappelle, tabernacoli, cripte, Palazzi, ville, dimore storiche, Castelli, torri, opere artistiche, Architettura rurale, masserie, mulini Insediamenti rupestri, dolmen, menhir, ecc.
Le visite potranno inoltre essere arricchite da laboratori didattici quali lavorazione della cartapesta, lavorazione della pietra leccese, masserie didattiche, lavorazione della ceramica, lavorazione del vimini, ecc.

LECCE
UN PO' DI STORIA
Detta la Lupiae Romanae, la Licea o Licium dai Normanni, la Litium dagli Svevi, più tardi detta Leccio o Lezze ed infine Lecce. A partire dal II sec., Lecce fu arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al porto Adriano (oggi S. Cataldo) che dopo Brindisi divenne il porto più frequentato dell'Adriatico. Invasa dagli Ostrogoti; occupata dai Greci; dominata dai Romani; invasa e devastata dai Saraceni, Lecce fu comunque una città in cui ebbero parti colare fortuna le attività commerciali; fu centro di un rigoglio culturale che car atterizzò l'intero Salento con letterati, filosofo, scienziati e eruditi.
Venne però sconvolta sullo scorcio del XV secolo dalla lotta antisemita e nei sec. XV e XVI, fu più volte prostrata dalla peste (negli anni 1469-1481; 1520-1616). Successivamente, nei sec. XVI-XVIII venne più volte minacciata dalle incursioni turche e per difenderla da tali attacchi, Carlo V fece costruire il castello e cinse la città di mura, torri ed altre opere mili tari di cui oggi poco rimane. La città continuò ad essere un importante centro culturale anche in età moderna. Sotto il dominio degli Spagnoli fu abbellita con chiese e costruzioni civili, espressione del cosiddetto barocco leccese. Tra il 1647 ed 1648 la città fu al centro di un vasto mo vimento antispagno lo. Ma nel sec. XVIII, sotto l'influenza della cultura illuministica, si approfondiva la coscienza politica dei Leccesi. Nacquero scuole di matematica e di diritto e si dette importanza agli studi economici e politici. Gravi furono i contrasti sociali della seconda metà del XVIII secolo. Malgrado le riforme, le classi popolari non mutarono la loro condizione, mentre il potere politico ed economico rimaneva in mano alla nobiltà terriera. Nel 1734, dopo la parentesi austriaca, si insediarono i Borboni. I Leccesi, temendo un ritorno agli odiati metodi di dominazione spagnola, insorsero contro i Borboni .
Tra il 1821 ed il 1848, la città cospirò per l'unificazione d'Italia ed ebbe i suoi martiri, dimostrando il suo patriottismo; i liberali leccesi costituirono un governo provvisorio e formarono la guardia nazionale. Il partito liberale appena costituito, il 12 giugno 1848, sottoscrisse il memorandum delle province di Basilicata, di Terra di Bari, di Capitanata e del Molise. I Borboni riuscirono a sopprimerli. Nel 1860, un comitato cittadino, prima ancora dell'annessione della città al nuovo Regno d'Italia, proclamò la caduta dei Borboni dal trono. Il 1927 segna il distacco della provincia di Lecce da quelle di Taranto e Brindisi.

IL DUOMO DI LECCE
La Cattedrale si trova in piazza Duomo, dove si affacciano i suoi due prospetti, il Palazzo del Vescovo e quello del Seminario. La costruzione originaria del Duomo risale al XII° secolo. La facciata principale è a due ordini, arricchita dalle statue dei SS. Pietro e Paolo, Gennaro e Ludovico da Tolosa, proietta all'esterno per il tramite delle paraste scanalate, la struttura interna della ripartizione delle tre navate; la facciata secondaria, riccamente decorata, appare come un arco di trionfo, su cui sorge la statua del patrono della città S.Oronzo, mentre ai lati del portale vi sono le due nicchie con le statue dei SS. Giusto e Fortunato, compatroni di Lecce. L'interno, a croce latina, presenta navate scandite da pilastri con mezze colonne addossate. La navata centrale e il transetto hanno il soffitto ligneo a lacunari dorati, in cui sono incastonate le tele di Giuseppe da Brindisi. Nell'incrocio col transetto vi sono quattro grandiose arcate a tutto sesto. Nel soffitto del presbiterio sono rappresentati i "Misteri della Vergine" attribuiti a Gianserio Strafella da Copertino, pittore del sec. XVI.
L'attiguo campanile, ricostruito da G. Zimbalo, è costituito da cinque piani, alto circa settanta metri, con alla sommità una loggetta ottogonale con cupola.
Spesso vi hanno luogo concerti di musica classica e sacra.
Il 26 Agosto ricorre la festa di S. Oronzo, patrono della città e dei SS. Giusto e Fortunato.

CASTELLO CARLO V
I lavori per la ricostruzione del castello di Carlo V iniziarono nel 1539, per ordine dell'imperatore Carlo V, sotto la direzione del noto architetto militare Gian Giacomo dell'Acaja. Testimonianza di due epoche diverse: il mastio all'interno di epoca normanna e la cinta esterna dei tempi di Carlo V. Per consentire la realizzazione del nuovo complesso vennero demoliti il monastero celestino di S. Croce e la cappella della S.S. Trinità, a cui furono intitolati due dei quattro bastioni per preservarne la memoria. Anteriore alla data di costruzione del castello cinquecentesco è il Mastio quadrangolare, la cosiddetta Torre Quadrata, probabilmente angioino (XIV sec.) inglobato nella nuova struttura. La sala sotto il mastio, oggi ipogea, fu poi trasformata nel XVII secolo in una cappella dedicata in origine a Santa Maria di Costantinopoli e poi intitolata a San Francesco de Paola ed arricchito di un altare barocco. Nel piano superiore si trova invece una grandiosa sala con volte ogivali di raffinata fattura, sostenute da colonne addossate ai quattro angoli. La struttura difensiva fortemente rimaneggiata nel corso dei secoli successivi (l'ampio fossato fu colmato definitivamente nel 1872), conserva l'originale impianto trapeziodale con bastioni angolari a punte lanceolate e presenta due corpi concentrici, risalenti a epoche differenti, separati da un cortile intermedio. L'ingresso alla fortezza era garantito da due accessi, l'uno a nord-ovest rivolto verso la città (Porta Reale), sormontato dallo stemma lapideo di Carlo V, l'altro sul fronte opposto verso la campagna (Porta Falsa) sugli altri due lati si appoggiavano le cortine della cinta muraria. Il castello si articola su più piani: i sotterranei, progettati in funzione di contromine; il piano che si apre sul cortile interno e che forse era destinato agli ambienti di servizio; il piano superiore che ospitava i vani residenziali. All'interno si ricordano per la notevole fattura: il portale cinquecentesco da cui si accede ad un ampio salone del braccio sud-ovest del corpo centrale decorato da capitelli scolpiti con il motivo delle "foglie d'acqua"; i raffinati decori della cornice che si affaccia sul cortile centrale, dove si trova pure la facciata principale della cappella di Santa Barbara; le coperture a crociera delle sale interne dei bastioni e soprattutto quello sud, il baluardo di San Giacomo, l'ambiente più grande di tutto il castello con quattro arconi appoggiati ad un pilastro centrale.

PALAZZO DEI CELESTINI
Dello stesso architetto della Chiesa di S. Croce, Gabriele Riccardi, è il confinante ex-convento dei Celestini. Ma alla progettualità d'impianto si avvicendarono, nel corso degli anni, dal 1659 al 1695 (date queste codificate nell'epigrafe in alto a sinistra dell'edificio) altri costruttori. Di almeno due di essi si conosce il nome: sono l'onnipresente Giuseppe Zimbalo, nell'ordine inferiore, e Giuseppe Cino in quello superiore, dove si nota l'accentuarsi della ricerca formale già incline al rococò.
Il chiostro si sviluppa nelle ampie arcate a tutto sesto, originariamente con doppia fila di colonne (48 in tutto), una delle quali venne addossata ad un muro di sostegno quando si volle assicurare la stabilità necessaria al piano superiore.
L'atrio, opera dell'ing. De Grazia, è del 1814. La parte retrostante del chiostro che si affaccia sulla attuale via XXV Luglio vide la luce nel 1817, essendone costruttore il Maiola.
Sia la parte interna del chiostro-atrio, un tempo aperto ad anfiteatro verso la campagna, che quella esterna sulla predetta via XXV Luglio, attuano un chiaro esempio di neoclassicismo a Lecce, forse il primo in ordine di tempo e raffrontabile con quello che si verificò in palazzi di civile abitazione ed edifici pubblici.
Il vasto comprensorio, chiesa-convento, nel quale i Padri Celestini rimasero sino al 1811, anno della loro soppressione, ha dunque nell'annesso convento, due prospetti di cui il principale sulla Via Umberto I è quello che si allinea lungo la facciata della Chiesa; l'altro, piuttosto trascurato dalle guide e dai repertori d'arte, dà sulla via XXV Luglio e si affaccia sulla villa comunale. Due portoni altrettanto imponenti quanto le due facciate ne consentono l'accesso.
Dal 1811 l'ex-convento, destinato a sede dell'Intendenza, servě ad usi diversi. La Basilica dal 1814 al 1818 divenne deposito di merci e fu più volte spogliata di opere d'arte e quelle rimastevi manomesse. Dal 1881 il monastero fu di nuovo Intendenza, e infine, sede permanente della Prefettura; oggi ospita anche l'Amministrazione Provinciale ed altri uffici.

PALAZZO ADORNO
Sulla stessa Via Umberto I, dal lato sinistro e di fronte al descritto ex-convento dei Celestini, è il grande palazzo fatto costruire attorno al 1568 da Gabriele Adorno, che rivestiva il grado di generale della marina imperiale di Carlo V.
Il palazzo, che si ammira alla Via Umberto I, si lascia apprezzare per il bugnato liscio della facciata, lo stemma gentilizio e l'artistico cortile interno. Esso passò di famiglia in famiglia (De Marco, Parsonè, Venturi) sino a quando non venne acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Lecce per usi e finalità culturali.

LA PIETRA LECCESE
Il fascino e la notorietà dell'architettura barocca salentina sono in gran parte legati all'impiego della pietra leccese. Si tratta di una roccia calcarea a grana finissima ed omogenea, di colore giallo paglierino, composta, prevalentemente, da carbonato di calcio, carbonato di magnesio, argilla e sabbia.
La pietra leccese è un materiale quasi esclusivo del Salento eccezion fatta, tuttavia, per la presenza, nell'isola di Malta, di una pietra dalle caratteristiche assai simili. La maggior parte delle cave del territorio salentino è localizzata nell'area centro—meridionale e si estrae nei comuni di: Cursi, Melpignano, Castrignano dei Greci.
L'uso della pietra leccese come materiale da costruzione risale a centinaia di anni fa. La sua duttilità ha richiamato l'attenzione di illustri architetti come Giuseppe e Francesco Zimbalo, Giuseppe Cino, ed Ambrogio Martinelli.
Esempi di architettura in pietra leccese sono le innumerevoli varietà degli elementi costruttivi e delle decorazioni presenti in vari monumenti ed edifici sia religiosi che di architettura civile. Le chiese ed i palazzi leccesi attestano quanto sia stata grande l'abilità degli scalpellini nell'esecuzione delle loro opere e questo grazie alla docilità della pietra che ha consentito la fioritura di innumerevoli ed unici fregi, cornici, capitelli, rosoni, intagli, decorazioni, stemmi, esecuzioni di sculture.

IL SALENTO
Oltre le bellezze artistico-culturali di Lecce il Salento comprende una varietà di luoghi che vanno dal mare alle campagne. Dalle splendide coste, alle sterminate distese dell'entroterra, dove si trovano centinaia di piccoli centri che conservano ancora antiche abitudini degli abitanti di un tempo.
Il Salento, la terra più orientale d'Italia, offre al turisti innumerevoli itinerari tra natura e storia alla scoperta di una regione affascinante e solo parzialmente conosciuta.
Lo splendido mare è denominatore comune sia dell'alta costa orientale, sia delle spiagge del litorale ionico. Torri costiere e grotte marine segnano tappe interessanti per percorsi di trekking tra il mare e la macchia mediterranea in un paesaggio unico , quello della penisola calcarea salentino, protetto in riserve naturali e oasi faunistiche.
Il Salento fu abitato fin dai tempi più remoti. Grotte dai ritrovamenti paleolitici, dolmen, menhir e costruzioni megalitiche testimoniano il suo passato preistorico.
Un viaggio nel Salento non può concludersi senza assaporare i prodotti tipici della gastronomia locale: piatti unici di mare e di terra, accompagnati dai rinomati vini del Salento, l'olio di oliva e i dolci tipici.

AGEVOLAZIONI PER LE SCOLARESCHE
Per le scolaresche che visiteranno il Salento ingresso gratuito nei vari Musei della provincia.
Guide turistiche gratuite per Lecce e provincia in relazione alla scelta dell'itinerario da seguire.
Possibilità da verificare di volta in volta, di usufruire di un bus gratuito per una giornata nel Salento. Possibilità di laboratori didattici, serate musicali, ecc.

PER INFORMAZIONI
Dott. Pietro Catalano - Responsabile Turismo Scolastico
Tel 0832/683605 - Fax 0832/683682
pcatalano@provincia.le.it
Ing. Antonio Rizzo Dirigente - Servizio Turismo e marketing territoriale
Tel. 0832/683616
arizzo@provincia.le.it



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